CATTEDRALI NEL DESERTO (Cathedrals in the desert), reading + intervention on book, in ‘Oro scritture su deserto e gesuita’, Galleria Irtus, Sutri, Italy, 29/5/2010. Curator: Ugo Magnanti

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...nello scorso millennio era importante stare attenti a prendere il the nel deserto... e non viceversa... la sabbia dolcifica infatti pochissimo...

Nel nuovo millennio invece la cosa più importante è imparare a ‘disambiguare’

Faccio un esempio, da wikipedia:

‘Deserto è un centro abitato di circa 1400 abitanti, in provincia di Padova, il cui territorio è suddiviso tra i comuni di Este, Sant'Elena e Villa Estense... bisogna assolutamente ‘disambiguare’...

Pensate che sia solo un problema di internet?

Mettiamo che un carrozziere abbia la sede a fianco di un centro talassoterapico e io, soffrendo di reumatismi, senta il bisogno di farmi una bella sabbiatura...

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Disambiguarsi. Questo sarà il motto del nuovo millennio.

Ma, visto che state pensando che io sia poco serio, vi leggerò una poesia di Ungaretti. Ungaretti è nato e vissuto ad Alessandria d’Egitto fino all’età di 24 anni e ha scritto diverse poesie sul deserto.

Questa che vi leggerò non è una di quelle. Forse. Il titolo della poesia è VARIAZIONI SU NULLA. Proviene dalla raccolta LA TERRA PROMESSA e per questo la dedico al popolo Sahrawi:

Quel nonnulla di sabbia che trascorre

Dalla clessidra muto e va posandosi,

E, fugaci, le impronte sul carnato,

Sul carnato che muore, d'una nube...

Poi mano che rovescia la clessidra,

Il ritorno per muoversi, di sabbia,

Il farsi argentea tacito di nube

Ai primi brevi lividi dell'alba...

La mano in ombra la clessidra volse,

E, di sabbia, il nonnulla che trascorre

Silente, è unica cosa che ormai s'oda

E, essendo udita, in buio non scompaia.

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Ma veniamo al progetto del mio intervento artistico, ‘in situ’.

‘In situ’. ‘Site specific’.

Sono definizioni usate ormai comunemente in arte contemporanea, ad indicare opere pensate per un luogo definito.

Io amo moltissimo confrontarmi con queste sfide perché il ‘limite’ dato dallo spazio fisico e sociale è sempre molto stimolante.

Fabbriche abbandonate, cantieri, piazze, boschi. Sono questi solo alcuni degli spazi in cui da anni mi capita  di portare avanti la ricerca artistica.

Luoghi in cui intervenire in modo armonico o in contrasto con lo spazio, ma cercando sempre di innescare corti circuiti mentali nello spettatore che si trovasse a passare, consapevole o meno, sui luoghi dell’intervento.

Quando ho saputo che in questa occasione c’erano di mezzo il deserto e un gesuita... ero entusiasta come un costruttore di edifici abusivi.

Finalmente l’occasione per costruire una ‘cattedrale nel deserto’, mi sono detto. Una cattedrale nel deserto! Gesuita + Deserto... 1+1 faceva 3, non c’erano dubbi.

Ma invece subito una serie di dubbi ha cominciato ad affiorare in me...

Oggi, mi sono detto, un artista deve essere il più possibile ‘ecumenico’... potrei realizzare si una cattedrale nel deserto, ma allora anche una moschea, nel deserto, e per essere giusti, anche un tempio indù nel deserto, una sinagoga nel deserto, e così via...

Un paio di mesi fa ero ad Oslo e, vagando in un quartiere caratterizzato da una forte presenza di abitanti provenienti da paesi lontani, ho notato e visitato un piccolo museo sulle religioni.

Con specifico riferimento al fatto che sono quelle dei popoli che sono stati costretti a migrare dei loro paesi e che ora vivono ad Oslo ed in tutta la Norvegia, in questo museo sono rappresentate tutte le maggiori religioni del pianeta.

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Maggiori inteso come quelle con il maggior numero di adepti.

In questo piccolo museo, con una invidiabile semplicità e capacità di sintetizzare gli elementi fondamentali, sono stati ricostruiti esempi di tutti i tipi di templi.

A grandezza umana, ma adattati, per stare in stanze piccole. Ci sono poi spiegazioni su tabelle, suoni e video che mostrano i vari rituali. Tutto è semplificato ma estremamente efficace e l’effetto è meravigliosamente straniante.

In un tempo molto breve ci si trova ad attraversare tutti i maggiori modi che i credenti hanno sulla terra di relazionarsi alla religione, e tutto ai nostri occhi diviene immediatamente ed incredibilmente relativo.

Un po’ come l’effetto che deve fare la visione della terra in relazione all’universo, per chi ha avuto la fortuna di vederla nello spazio, o meglio ancora dalla luna.

In fondo la Terra è una meravigliosa OASI NELL’UNIVERSO, il più grande deserto che conosciamo.

Ma per tornare al progetto, alla cattedrale nel deserto, alla moschea, alla sinagoga e ai vari templi nel deserto, mi sono reso conto che non potevo realizzarli, se non a grandi distanze l’uno dall’altro...

Non tanto per una questione di tolleranze tra una religione e l’altra, quanto perché se le le avessi messe tutte vicine addio effetto cattedrale nel deserto. A quel punto avrei avuto una città di templi nel deserto.

La questione mi ha messo in grave crisi, pensai di partire per la Siria e ritirarmi a riflettere come San Simeone su una colonna fino alla fine dei miei giorni ma, grazie al vulcano Eyjafjallajokull sono rimasto bloccato all’aeroporto e lì, ebbi l’illuminazione!

Come un alieno nel deserto del Nevada, capii di aver sbagliato completamente strada... lo spazio su cui intervenire ‘in situ’ era in realtà un libro! e ‘solo’ il tema, era il deserto!

Un libro, una situazione ben diversa da uno spazio ampio, certo, ma a questo punto ho voluto comunque continuare a considerarlo come tale.

Un libro da percorrere, anziché leggere, ho pensato, come uno spazio su cui intervenire, come un deserto.

In questo nuovo luogo geografico e concettuale allo stesso tempo, ogni lettera della pagina diventerà per me come una pietra nel deserto e contemporaneamente un segno che mi indicherà la strada per raggiungere le oasi dorate in cui fare tappa, percorrendo la parola ‘d e s e r t o’ in ogni pagina.

E di sosta in sosta, e resistendo ai miraggi delle illustrazioni circostanti, attraverserò tutto il libro e compirò il viaggio per raggiungere la mia missione.

Seppure, stavolta, missione non gesuitica...     [Werther Germondari]

[documentazione video dell’evento: Maria Laura Spagnoli]

Werther Germondari © 1980 - 2018