STUDI PER APOFTEGMA, 1984 - in progress

"L’arte di Werther Germondari è in grado di farci riflettere e di accoglierci nel mondo del pensiero puro, accompagnandoci con una sorta di inviti, di interrogativi, mai aggressivi, con qualcosa di ironico o giocoso che, in ultima analisi, si apre alla speranza. L’arte di Germondari, infatti, innanzitutto “si offre” e, nell’offrirsi, “fa presenza”- mai violenta, mai urlata.

In quest’opera l’artista fa riferimento all’apoftegma, che è una “sentenza breve, precisa, enfatica di oracolo, di filosofo, che esprime argutamente qualche importante ed utile verità”. Operando in modo concettuale ed analogico, l’artista non “enuncia” una sentenza, ovvero non si fa portatore e declamatore di una verità, in quanto non è questo il compito dell’artista e non è questa la funzione dell’arte. L’arte, infatti, non cerca la verità, non enuncia conoscenze, ma la sua azione viene prima della logica e della parola, fa appello al sentire, e suggerisce, evoca, crea i presupposti del pensare. Quello offerto da Germondari è un invito alla riflessione in sè, un invito a pensare, a sperimentare, a “studiare”(definisce “studi” tali espressioni) una dimensione possibile del pensiero, un’ipotesi, quale può essere offerta dall’apoftegma, che è una sentenza antica, saggia, tramandataci dai primi filosofi. Pertanto il messaggio espresso dall’artista è quello di rivisitare, di rivedere in modo inedito un percorso possibile, indossando un abito mentale antico, con cui l’uomo contemporaneo deve confrontarsi, per ritrovare se stesso, le proprie radici e nuovi punti di riferimento. Dunque non di contenuti specifici ha bisogno l’Uomo contemporaneo, ma di dimensioni del pensiero, inedite, da riscoprire, ritrovare, ricordare, ripercorrere, risalendo agli antichi, ripercorrendo percorsi già vissuti e a cui ci siamo pericolosamente disabituati. Gli apoftegmi qui sono rappresentati analogicamente e sinesteticamente, ovvero l’artista ci offre possibilità di associazioni trasversali del pensiero dianoetico, mediante un linguaggio non logico, non verbale, ma carico di pathos universale: il linguaggio dell’arte". (Lucrezia Rubini, catalogo collezione GASM, 2011)

TRE STUDI PER APOFTEGMA, 2011, acrilico su tela, cm 40x50. Collezione GASM, Guidonia-Montecelio

"Sono da sempre affascinato dalla possibilità di poter fare esperimenti in cui l’ironia è elemento dissonante e fuori luogo, per poterne poi verificare il risultato. Un caso emblematico in cui ho potuto esercitare tale presenza è quello di ‘Per Versum’ cortometraggio in cui il ‘rovesciamento’ della situazione crea un efficace corto circuito mentale, alleggerendo la drammaticità dell’evento raccontato. Tale effetto è poi presente anche in molte altre opere, come i ‘Ritratti di Ignoti’ di DNArt, realizzati con frammenti vero DNA umano, in cui citavo i dipinti del passato con questo titolo, usato per necessità. Tali ‘ritratti’ risultavano poi essere delle bellissime opere grafiche, anche se in realtà erano decisamente ‘figurative e realistiche, nel rappresentare le persone ritratte. E su questa linea una delle mie maggiori fissazioni da molti anni è proprio quello di cercare di applicare lo sguardo ironico a qualcosa che ad un primo sguardo non sembrerebbe compatibile, ovvero la pittura astratta, non figurativa, come volete voi, i riferimenti alle avanguardie storiche risultano sempre pericolosi ed esplosivi…. l’associazione tra un certo tipo di ‘modulo’ astratto, ma con delle sue regole da non trasgredire e il titolo ambiguo e di non facile esplicazione è ciò che mi ha portato alla realizzazione, dagli anni ottanta in poi, di disegni e quadri, 'old fashioned’certamente, ma che uniscono la freddezza della geometria a ‘qualcosa che non va’... ed è proprio quel qualcosa che non va, che mi costringe da trent’anni a realizzare altri studi per apoftegma…" W.G. 2016



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